Care studentesse e cari studenti,
se avete appena iniziato un corso di laurea in Psicologia, oppure state già attraversando gli anni della vostra formazione universitaria, MetaPsi vuole rivolgervi un messaggio semplice: prima di scegliere quale Psicologo vorrete diventare, datevi il tempo di scoprire quanto è grande la Psicologia.
Avete scelto una disciplina che studia alcune delle dimensioni più complesse dell’esperienza umana: pensiero, emozioni, memoria, apprendimento, comportamento, personalità, sviluppo, relazioni, sessualità, salute, sofferenza, adattamento, gruppi, organizzazioni e comunità. Forse avete già immaginato il vostro futuro. Forse pensate alla clinica, oppure vi interessano la scuola, il lavoro, la salute, la neuropsicologia, la ricerca, la sessuologia, la psicologia giuridica, quella sociale, dello sport o di comunità. Forse non sapete ancora quale strada percorrerete. Non è necessario saperlo adesso.
L’università dovrebbe servirvi anche a questo: conoscere abbastanza la Psicologia da poter scegliere consapevolmente il vostro futuro senza avere conosciuto soltanto una parte della disciplina e della professione.
Prima di tutto, conoscete la Psicologia
MetaPsi considera essenziale recuperare una visione ampia della Psicologia: non soltanto una professione da esercitare, ma una disciplina scientifica da conoscere; non soltanto tecniche da applicare, ma strumenti e metodi per osservare, comprendere e intervenire su fenomeni complessi; non soltanto risposte da apprendere, ma domande da imparare a formulare meglio.
Durante il vostro percorso incontrerete teorie differenti, scuole di pensiero, orientamenti e tradizioni talvolta molto lontani tra loro. Studiate prima di identificarvi, confrontate prima di appartenere. Imparate a distinguere ciò che una teoria sostiene da ciò che le evidenze permettono effettivamente di affermare. Chiedetevi quali dati supportino una conclusione, quali siano i suoi limiti e quali interpretazioni alternative siano possibili. La capacità critica non è un elemento accessorio della formazione psicologica: ne costituisce una parte essenziale.
Imparate a pensare psicologicamente
Studiare Psicologia non significa soltanto ricordare definizioni, nomi, classificazioni e modelli. Significa imparare progressivamente a osservare una situazione da prospettive differenti, formulare ipotesi, raccogliere informazioni, considerare il contesto e modificare le proprie conclusioni quando emergono elementi nuovi.
Significa comprendere che una persona non coincide con una diagnosi, che lo stesso comportamento può avere significati differenti in contesti differenti, che una correlazione non dimostra automaticamente una relazione causale, che l’esperienza personale può essere importante ma non sostituisce il metodo scientifico, che anche le teorie più affascinanti devono restare discutibili e che essere competenti significa anche riconoscere ciò che ancora non sappiamo.
Non studiate soltanto per superare gli esami
Gli esami sono tappe necessarie, ma non rappresentano il fine della vostra formazione. Dietro ogni manuale esistono anni di ricerca, controversie scientifiche, cambiamenti culturali, errori, revisioni e nuove conoscenze.
Quando incontrate una teoria, chiedetevi da dove nasce. Quando leggete una ricerca, cercate di comprenderne il metodo. Quando incontrate una spiegazione apparentemente definitiva, cercatene anche i limiti. Quando due autori sostengono posizioni differenti, non chiedetevi soltanto chi abbia ragione: cercate di capire quali domande stanno ponendo, quali dati utilizzano e quali fenomeni stanno tentando di spiegare. Questa forma di studio richiede maggiore impegno, ma è ciò che permette di trasformare le informazioni in conoscenza.
Conoscete la professione che state preparando
La professione dello Psicologo in Italia è una professione sanitaria. La legge professionale riconosce allo Psicologo l’uso di strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e il sostegno in ambito psicologico rivolti alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità, oltre alle attività di sperimentazione, ricerca e didattica.
Non sono parole astratte. Descrivono un territorio professionale ampio. Lo Psicologo può operare con persone, coppie, famiglie, gruppi, scuole, aziende, strutture sanitarie, servizi territoriali, associazioni, organizzazioni e comunità. Può occuparsi di prevenzione, valutazione, diagnosi, sostegno, processi di abilitazione e riabilitazione psicologica, promozione della salute, ricerca, formazione, progettazione e intervento.
Per questo esiste un rischio che vorremmo aiutarvi a riconoscere fin dall’inizio del vostro percorso: arrivare alla laurea conoscendo molte teorie psicologiche, ma conoscendo ancora troppo poco la professione dello Psicologo.
Lo Psicologo non è un professionista incompleto
Durante il vostro percorso potreste incontrare, in modo esplicito oppure molto più spesso implicito, una rappresentazione secondo la quale essere Psicologi costituisce una sorta di condizione professionale provvisoria, come se il titolo di Psicologo descrivesse qualcosa che deve necessariamente essere completato da un’identità successiva, come se alcune competenze dello Psicologo avessero valore soltanto quando vengono ricondotte alla psicoterapia o come se la capacità di lavorare clinicamente o di contribuire alla cura psicologica dovesse essere misurata principalmente attraverso una formazione psicoterapeutica.
Questa rappresentazione merita di essere esaminata criticamente. Lo Psicologo non è un professionista “in attesa di diventare altro”. È un professionista con una propria identità, propri atti, proprie competenze, responsabilità e limiti. Una successiva formazione può ampliare le competenze professionali; non attribuisce retroattivamente valore alla professione dello Psicologo, perché quel valore esiste già nella professione stessa.
Che cosa intendiamo per psicoterapeuticocentrismo
MetaPsi utilizza il termine psicoterapeuticocentrismo per descrivere una particolare modalità di rappresentare la Psicologia professionale. Non è una critica alla psicoterapia. È una critica alla sua trasformazione in misura quasi esclusiva della cura psicologica e dell’identità clinica dello Psicologo.
Lo psicoterapeuticocentrismo emerge quando la psicoterapia viene assunta, esplicitamente o implicitamente, come centro dell’intero sistema della cura psicologica. Può manifestarsi quando si tende a far coincidere la clinica psicologica con la psicoterapia; quando si descrive lo Psicologo prevalentemente come professionista del sostegno, dell’orientamento o dell’invio; quando si attribuisce alla formazione psicoterapeutica il significato di passaggio necessario per diventare un professionista realmente capace di curare; quando si sottovalutano gli atti professionali propri dello Psicologo; oppure quando si finisce per descrivere la Psicologia attraverso una sua specifica area invece di comprendere quella stessa area all’interno del più ampio territorio della Psicologia.
La psicoterapia è importante. L’attività psicoterapeutica è specificamente regolata dalla legge e richiede la formazione professionale prevista dall’ordinamento. Può rappresentare una scelta formativa e professionale significativa. Ma non esaurisce la Psicologia e non può diventare il criterio attraverso cui attribuire maggiore o minore dignità all’identità professionale dello Psicologo. Contrastare lo psicoterapeuticocentrismo non significa contrastare la psicoterapia. Significa rifiutare un riduzionismo.
La psicoterapia non è il problema
Su questo MetaPsi vuole essere particolarmente chiara. La psicoterapia non è un avversario della Psicologia e gli Psicologi che esercitano attività psicoterapeutica non costituiscono una professione contrapposta agli altri Psicologi. Stiamo parlando della medesima professione psicologica, all’interno della quale possono esistere percorsi formativi, attività e competenze differenti.
La questione non è creare una contrapposizione tra Psicologi. È evitare che una specifica formazione diventi il parametro simbolico attraverso cui giudicare il valore dell’intera professione. Non vi chiediamo quindi di diffidare della psicoterapia. Vi chiediamo di non ridurre la Psicologia alla psicoterapia e, soprattutto, di non imparare a considerare lo Psicologo come una figura professionale insufficiente.
Quando la svalutazione dello Psicologo diventa cultura
MetaPsi utilizza il termine psicologofobia in senso critico-descrittivo per indicare atteggiamenti di svalutazione, diffidenza o delegittimazione rivolti allo Psicologo o alle competenze della professione psicologica proprio in quanto tali.
Non utilizziamo questa parola come diagnosi e non la presentiamo come un disturbo psicologico né come un costrutto scientifico consolidato. È un termine con cui intendiamo richiamare l’attenzione su alcune rappresentazioni culturali e professionali.
Per esempio, l’idea che essere “solo Psicologo” significhi possedere una qualificazione incompleta; oppure che uno Psicologo possa comprendere un problema, valutarlo o sostenere una persona, ma che la vera cura inizi necessariamente altrove; oppure ancora che gli atti dello Psicologo acquistino maggiore legittimità soltanto quando vengono assimilati alla psicoterapia.
Sono rappresentazioni che possono produrre una svalutazione della professione anche quando nessuno utilizza apertamente parole denigratorie. Possono essere apprese attraverso il linguaggio, le aspettative, le gerarchie simboliche e attraverso ciò che viene presentato come naturale, inevitabile o scontato. Proprio per questo è importante imparare a riconoscerle.
Ma attenzione alle etichette
La capacità critica deve valere anche per i concetti che utilizziamo noi stessi. Non ogni valorizzazione della psicoterapia è psicoterapeuticocentrismo e non ogni critica rivolta a uno Psicologo è psicologofobia.
Uno Psicologo può sbagliare, può lavorare male, può oltrepassare i propri limiti di competenza, può adottare posizioni scientificamente fragili e può essere criticato. Allo stesso modo, la psicoterapia può essere valorizzata per ciò che effettivamente rappresenta senza che questo implichi alcuna svalutazione della Psicologia.
Termini come psicoterapeuticocentrismo e psicologofobia diventerebbero inutili se fossero utilizzati per evitare il confronto o per etichettare chiunque non condivida una determinata posizione. Il loro senso, per MetaPsi, è un altro: aiutare a rendere visibili alcune rappresentazioni implicite della professione e sottoporle alla discussione critica.
Perché tutto questo riguarda già gli studenti
Potreste pensare che questi siano problemi che riguardano soltanto chi è già iscritto all’Albo. Non è così. L’identità professionale comincia a costruirsi molto prima.
L’università non trasmette soltanto conoscenze. Trasmette anche rappresentazioni della professione attraverso ciò che viene insegnato, ciò che viene enfatizzato, ciò di cui si parla molto e ciò di cui si parla poco, i modelli professionali che incontrate e le aspettative che sentite formulare sul vostro futuro.
Uno studente può così arrivare alla laurea avendo interiorizzato l’idea che il titolo di Psicologo rappresenti soltanto una tappa verso qualcos’altro. Può aver imparato moltissimo sulla psicoterapia e pochissimo sugli atti professionali dello Psicologo. Può conoscere numerosi orientamenti terapeutici e conoscere ancora poco la legislazione, la deontologia, la storia e l’ampiezza della propria professione.
Per questo vi diciamo: conoscete la Psicologia prima di decidere cosa aggiungere alla vostra formazione psicologica.
Conoscete tutta la professione prima di scegliere
Alcuni di voi sceglieranno una formazione finalizzata all’esercizio dell’attività psicoterapeutica. Altri seguiranno percorsi differenti. Non esiste una sola traiettoria attraverso cui essere Psicologi competenti.
Una scelta formativa dovrebbe essere il risultato della conoscenza, non della paura di essere professionalmente insufficienti. Informatevi, conoscete gli atti dello Psicologo, studiate la legislazione professionale e la deontologia, conoscete le possibilità della Psicologia clinica ma anche quelle della Psicologia della salute, del lavoro, scolastica, sociale, giuridica, neuropsicologica, dello sport, di comunità e delle numerose altre aree della professione. Incontrate professionisti con percorsi differenti e chiedete loro che cosa fanno realmente. Una scelta è tanto più libera quanto più sono conosciute le alternative.
Non lasciate che una scuola diventi tutta la Psicologia
Durante il vostro percorso incontrerete orientamenti teorici e scuole che potranno diventare importanti nella vostra formazione. Potranno fornirvi modelli, strumenti e linguaggi. Ma la vostra identità professionale non dovrebbe nascere esclusivamente dall’appartenenza a una scuola.
Prima viene la Psicologia, poi vengono gli orientamenti. Prima viene la professione, poi vengono le ulteriori formazioni. Prima viene la capacità di comprendere criticamente più modelli, poi verrà eventualmente la scelta di approfondirne uno. Una scuola può arricchire l’identità dello Psicologo; non dovrebbe sostituirla.
Ricordate sempre la persona
Negli anni studierete test, scale, classificazioni, diagnosi, modelli e costrutti. Sono strumenti importanti, ma nessuno strumento dovrebbe farvi dimenticare la persona.
Dietro un punteggio esiste una storia. Dietro un sintomo esiste un contesto. Dietro una difficoltà possono esserci risorse che nessuna classificazione riesce a raccontare completamente. Le persone hanno relazioni, culture, condizioni sociali, desideri, paure, contraddizioni e modi differenti di attribuire significato alla propria esperienza. La buona Psicologia non elimina questa complessità: cerca di comprenderla attraverso strumenti sempre più rigorosi.
Competenza significa anche conoscere i propri limiti
Valorizzare lo Psicologo non significa attribuirgli competenze illimitate. Sarebbe l’errore speculare a quello che stiamo criticando.
La competenza professionale richiede conoscenze, esperienza progressiva, formazione pratica, aggiornamento, confronto professionale e consapevolezza dei propri limiti. Un professionista maturo non è colui che pensa di poter affrontare ogni situazione, ma colui che sa riconoscere quando possiede le competenze necessarie, quando deve approfondire, quando è opportuno confrontarsi con altri professionisti e quando deve inviare. La responsabilità con cui ci si prepara alla professione comincia molto prima dell’iscrizione all’Albo.
Partecipate alla vita della Psicologia
Non limitate la vostra formazione all’aula universitaria. Leggete, frequentate convegni e seminari, imparate a consultare la letteratura scientifica, conoscete la storia della professione, studiate la normativa e la deontologia, incontrate Psicologi che lavorano in contesti differenti e partecipate alla vita culturale e associativa della Psicologia.
Soprattutto, imparate a discutere senza trasformare ogni differenza professionale o teorica in una guerra identitaria. La Psicologia cresce attraverso il confronto e una professione matura deve poter discutere criticamente anche di sé stessa.
Il messaggio di MetaPsi
MetaPsi nasce anche dalla convinzione che la Psicologia debba poter riflettere liberamente sulla propria identità, sui propri strumenti, sui propri limiti e sulle proprie possibilità. Non vogliamo dirvi quale orientamento scegliere, non vogliamo decidere quale debba essere il vostro futuro professionale e non vogliamo convincervi a scegliere o a non scegliere la psicoterapia.
Vogliamo qualcosa di più semplice e, forse, più importante: che possiate scegliere dopo avere conosciuto davvero la Psicologia.
Non vi chiediamo di diffidare della psicoterapia. Vi chiediamo di non diffidare della Psicologia. Non vi chiediamo di rinunciare a future formazioni. Vi chiediamo di conoscere ciò che siete chiamati a diventare prima di decidere che cosa vorrete aggiungere al vostro percorso.
Non accettate automaticamente l’idea che essere Psicologi significhi essere professionisti incompleti. Non accettate neppure, per reazione, l’idea opposta secondo cui ogni ulteriore formazione sarebbe inutile.
Studiate, confrontate, verificate. Distinguete le norme dalle consuetudini, le evidenze dalle opinioni, le competenze effettive dalle gerarchie simboliche. Costruite un’identità professionale che non abbia bisogno di svalutare nessuno per riconoscere il proprio valore.
E conservate una domanda durante tutto il vostro percorso: che cosa può diventare la Psicologia quando impariamo finalmente a conoscerne tutte le possibilità?
Prima viene la Psicologia. Poi verranno le vostre scelte. E saranno tanto più libere quanto più ampio sarà stato il vostro sguardo.
Benvenute e benvenuti in Psicologia.

