Care lettrici e cari lettori, sostenitrici e sostenitori,
inauguro il nostro blog accompagnandovi nello spirito di profonda condivisione che caratterizza MetaPsi APS, con l’auspicio che questa lettura possa motivarvi a seguirci ed eventualmente anche a sostenerci o a partecipare attivamente al nostro progetto. Attraverso questo racconto corale sulla nascita di MetaPsi, scoprirete quanto ogni piccolo passo sia stato fondamentale e quanto sia preziosa una partecipazione numerosa e attiva. L’obiettivo principale di MetaPsi è il ritorno al pieno riconoscimento del valore della professione psicologo in linea con la L.56/89 e il Codice Deontologico degli Psicologi italiani. Questa prospettiva implica la libera scelta della formazione post lauream e post abilitazione (obbligatoria per legge e per C.D.). La varietà dei curricula formativi ed esperienziali delle psicologhe e degli psicologi italiani è di per sé un grande valore, un patrimonio socio-culturale e professionale.
Nonostante la nostra professione sia relativamente giovane dal punto di vista normativo, la sua storia è stata segnata da conflitti interni tra diverse visioni del ruolo che noi psicologhe e psicologi ricopriamo nella cultura, nella società e nella tutela della salute pubblica del nostro paese. La nostra professione ha un ruolo di cura in tutti gli ambiti in cui interviene, non solo nell’ambito clinico. La cura è un concetto multidimensionale: abbraccia diversi ambiti e obiettivi, avvalendosi di una vasta gamma di strumenti e metodologie di intervento. Purtroppo nemmeno il mondo della psicologia è estraneo a logiche di interesse economico e politico, che rischiano di orientare le scelte in tema di salute psicologica e di restringere le prospettive formative e professionali delle psicologhe e degli psicologi italiani. MetaPsi vuole promuovere il dialogo all’interno di questi scenari, al fine di valorizzare in pieno la nostra ricchezza professionale.
La parola passa ora ai singoli membri del direttivo, condivideremo i nostri pensieri e vissuti riguardo alla nascita del progetto MetaPsi e di MetaPsi APS. Il nostro intento è quello di condividere con voi il significato personale e professionale che questo progetto ha assunto e assume per ciascuno di noi, con la speranza che possiate ritrovarvi con alcuni degli aspetti di questi racconti. La prima voce è quella di Enrico Rizzo, psicologo, fondatore del gruppo Facebook Psicologi Non Psicoterapeuti (PNP) e presidente di MetaPsi APS. Enrico è la persona che ha coltivato per più di un decennio il terreno fertile su cui il progetto MetaPsi ha preso vita.

Enrico Rizzo – Presidente MetaPsi
“Ci sono battaglie giuste che non nascono da un giorno all’altro: maturano nel tempo, tra entusiasmi, delusioni e rinascite. La mia, in difesa del ruolo terapeutico dello Psicologo, è una di queste. Quando nel 2013 ho fondato i gruppi Facebook Psicologi Non Psicoterapeuti e, successivamente, Lo Psicologo cura e fa terapia, non esistevano spazi dove la voce degli Psicologi potesse esprimersi liberamente, senza venire oscurata da un modello “psicoterapeuticocentrico” che relegava lo Psicologo a ruoli marginali o subalterni. Ho voluto creare una casa: una comunità aperta, un luogo di confronto onesto e di crescita collettiva. Nel tempo quei gruppi sono diventati un riferimento per migliaia di colleghi in cerca di chiarezza, dignità professionale e libertà di pensiero; abbiamo studiato norme, definizioni, sentenze e riportato la Psicologia al suo statuto originario di disciplina terapeutica, clinica e scientifica.
Non è stato semplice. Ho provato più volte a dare forma associativa a questo movimento culturale. Diversi tentativi iniziali non sono andati a buon fine per ego e ambizioni personali altrui, per interessi economici non in linea con il mio reale e sincero interesse per la verità e per incompatibilità caratteriali che rendevano impraticabile un lavoro davvero cooperativo. Queste esperienze mi hanno insegnato cosa significa davvero fare squadra e quanto conti anteporre il bene comune agli interessi individuali.
Dopo anni di delusione e pausa riflessiva, è arrivata la proposta di Elisabetta Gabriele, che ha avuto il coraggio e la sensibilità di invitarmi a riprendere in mano i miei vecchi progetti associativi e rimetterli in cammino. Ringrazio profondamente Elisabetta Gabriele per avere rinnovato in me il desiderio di agire e di creare rete. La ringrazio per le sue grandi competenze diplomatiche e per la capacità di mediazione nei gruppi di lavoro: qualità che hanno trasformato energie disperse in direzioni chiare e condivise. Accanto a lei, desidero ringraziare fortemente Simone Gioia per la sua elevata capacità di analisi critica, il rigore metodologico, l’onestà intellettuale e una sensibilità empatica rara. Il suo contributo, silenzioso ma precisissimo, è stato una bussola nei passaggi più complessi della costruzione di MetaPsi. Un ringraziamento speciale a Marta Marcellini: ringrazio Marta per la sua grande sensibilità nella valorizzazione e tutela del femminile all’interno della nostra categoria professionale e nella società in generale, e per l’attenzione concreta alla tutela delle minoranze. La sua linfa vitale giovane ma già matura, unita a analisi critiche puntuali e rispettose, ha portato in MetaPsi una prospettiva più inclusiva e competente. Questa cura per l’equità — di genere e sociale — è ormai parte del DNA dell’associazione e guida il nostro lavoro quotidiano. Senza di loro, stimatissimi colleghi, MetaPsi non avrebbe preso il volo. Sono orgoglioso di un progetto condiviso con tre professionisti che, a mio avviso, dimostrano ogni giorno competenza concreta e verificabile. In un contesto in cui talvolta si confonde il titolo con la competenza reale, il loro lavoro parla da sé: risultati, metodo, etica, responsabilità verso la comunità e verso i cittadini.
Tutto questo è lavoro volontario, offerto a titolo completamente gratuito. Ho dedicato centinaia e centinaia di ore allo studio, alla moderazione dei gruppi, alla redazione di articoli e dossier, senza alcun compenso. È la prova più concreta del mio intento: tutelare e valorizzare lo Psicologo, difendere il suo ruolo terapeutico e promuovere una cultura fondata su verità, evidenze e deontologia.
Con questo contributo inauguro ufficialmente il sito e il blog di MetaPsi Aps. Li curerò personalmente, in collaborazione con il Direttivo e con i soci che vorranno occuparsene, dedicando gran parte delle mie energie alla costruzione di uno spazio di approfondimento serio, documentato e libero. Raccoglieremo articoli, dossier, FAQ, glossari e materiali utili a diffondere una cultura psicologica basata su evidenze, norme vigenti e Codice Deontologico – testo vigente (CNOP). Sarà la casa editoriale del nostro movimento: ordinata, accessibile, documentata e accogliente.
Viviamo un’epoca in cui la figura dello Psicologo è spesso malcompresa o svalutata da narrazioni che privilegiano l’etichetta dei titoli rispetto alla sostanza delle competenze. MetaPsi è, ad oggi, l’unica realtà italiana che, sulle orme di Psicologi Non Psicoterapeuti, lavora in modo sistematico per valorizzare il ruolo terapeutico dello Psicologo, restituendogli piena dignità clinica e scientifica; per contrastare lo psicoterapeuticocentrismo (termine da me coniato): la distorsione culturale che identifica la “cura” solo con la psicoterapia, sminuendo l’intervento terapeutico psicologico in tutte le sue forme; e per contrastare la psicologofobia (termine da me coniato): la tendenza a diffidare, ridicolizzare o sminuire la figura dello Psicologo, alimentando discriminazioni dentro e fuori la professione.
MetaPsi mira al pieno riconoscimento di tutti i diritti formativi e lavorativi degli Psicologi. In concreto, lavoriamo per un accesso non discriminatorio a corsi, master, tirocini e fondi (anche pubblici/FSE+) quando le competenze richieste sono psicologiche; per trasparenza dei bandi e dei requisiti, con criteri chiari e verificabili, coerenti con il profilo dello Psicologo; per parità nelle selezioni e nelle opportunità di carriera nelle strutture pubbliche e private quando le funzioni sono psicologiche; per qualità dei tirocini e della formazione continua, con obiettivi, supervisione e standard espliciti; per il riconoscimento pieno delle competenze cliniche dello Psicologo (diagnosi, prevenzione, sostegno, abilitazione-riabilitazione) come cura psicologica a tutti gli effetti; per una corretta informazione ai cittadini su ruoli, titoli e competenze, evitando ambiguità con il titolo di “psicoterapeuta”; e per tutela contrattuale e dignità professionale, con compensi adeguati e protezione del lavoro intellettuale.
Seguire MetaPsi significa non restare spettatori. È scegliere una Psicologia che cura, documenta, spiega, include. MetaPsi non nasce per carriera o rappresentanza di parte, ma per una missione culturale e civile: restaurare la verità scientifica e normativa sul ruolo dello Psicologo, difendere i diritti e la dignità professionale. Non sostenere MetaPsi significa lasciare che altri decidano chi siamo e cosa possiamo fare. È rinunciare a essere rappresentati con competenza, documentazione e coraggio. Ogni collega che non partecipa, non finanzia, non condivide, alimenta involontariamente quel silenzio che ha reso possibile l’espansione di un modello distorto. MetaPsi non è contro la psicoterapia, né contro gli “psicoterapeuti”. Il sostegno degli “psicoterapeuti” è gradito e utile anche per loro: un’informazione corretta crea terreno comune per cooperazione e crescita della credibilità professionale di tutti. Sostenere la Psicologia tutta è l’unico modo per dare valore a ogni sua parte. Lo psicoterapeuticocentrismo è il cancro della Psicologia: non divide, ammala. Eliminare questa distorsione significa guarire il sistema professionale e restituire a Psicologi e “psicoterapeuti” un terreno condiviso, pluralista, scientifico e sano.
MetaPsi è valorizzazione sincera delle competenze, indagine critica dei problemi reali, cooperazione tra pari, rete cooperativa e partecipazione attiva. Non un contenitore di slogan, ma un laboratorio di idee, studio e azione collettiva. Qui la comunità conta, davvero.
Se questo progetto ti parla, sostienilo. È nato dal cuore e dall’amore per la professione e per la verità. Puoi aiutarci iscrivendoti a MetaPsi Aps, condividendo i contenuti, inviando contributi, partecipando ai gruppi di lavoro. Ogni gesto — grande o piccolo — rende più forte la nostra voce comune. Grazie di esserci.”
E adesso il mio racconto della storia di MetaPsi, di cui sono vicepresidente. Da me è partito l’invito ad Enrico Rizzo di riprovare a far nascere un progetto associativo intorno ai temi di valorizzazione della professione e segnalazione della crescente disinformazione.

Elisabetta Gabriele – Vicepresidente e Tesoriere MetaPsi
“Sono una psicologa con più di 30 anni di esperienza intorno alla psicologia e agli psicologi. Agli inizi del 2023 sono entrata nel gruppo Facebook Psicologi non psicoterapeuti fondato da Enrico Rizzo. E’ capitato perché avevo cominciato a fare ricerche su internet intorno al ruolo terapeutico dello psicologo. Ero stata giudicata all’interno di un setting di supervisione poiché, nonostante mi venisse riconosciuto di essere molto formata, ero mancante del titolo di psicoterapeuta. All’interno di PNP ho anche iniziato a frequentare il gruppo di intervisione. Sono entrata in quel gruppo perché avevo bisogno di un confronto tra colleghi alla pari, disinteressati, ed ero un po’ sotto shock per aver cominciato ad incontrare, dopo 15 anni di effettiva professione, colleghi che ritengono che io non sia abbastanza perché non ho il titolo di psicoterapeuta. Supervisori e colleghi convinti che io non possa fare quello che faccio con i miei pazienti e cioè avere cura di loro.
Il clima era cambiato rispetto ai primi anni 2000, a poco più di dieci anni dalla L.56/89 non era ancora inquinato dal marketing delle scuole di psicoterapia. Le scuole di psicoterapia erano ancora delle scuole di pensiero in cui ci si confrontava ed arricchiva professionalmente ed umanamente tra colleghi, si tramandavano ed insegnavano teorie di riferimento, modelli di intervento e metodologie di lavoro. Non ho fatto una scuola di psicoterapia ma ho costantemente frequentato scuole di psicoterapia nelle mie formazioni professionali. Ho intrattenuto rapporti con docenti di queste scuole e con direttori delle stesse. Non mi sono mai sentita da loro obbligata a frequentare il corso di 4 anni per il titolo di psicoterapeuta. Ho sempre collaborato e tuttora collaboro con colleghe e colleghi, psicoterapeuti e non, senza percepire una differente stima reciproca. Gli anni dell’università (1995-2000) erano un periodo in cui aveva ancora senso parlare di mentori, anni in cui contava la qualità del processo formativo e del percorso di crescita professionale, in cui contava la qualità della relazione terapeutica. Tutto questo senza l’ossessione per i titoli posseduti ma sicuramente erano rilevanti il desiderio e l’ambizione di ampliare il proprio punto di vista e integrare formazioni differenti nel curriculum formativo e professionale.
Nel gruppo PNP ho ritrovato il linguaggio degli inizi della mia professione e ho riscontrato che fosse ancora un linguaggio legittimo e non illecito: lo psicologo cura e fa terapia.
Nel gruppo di intervisione ho avuto la fortuna di incontrare un gruppo di colleghi molto eterogeneo per età, per metodo di lavoro e per ambiti di intervento come psicologi e psicologhe sparsi un po’ in tutta Italia.
Nel confronto con loro c’era un comune tema di fondo: la costante discriminazione a sfavore degli psicologi e delle psicologhe che hanno scelto di non frequentare una scuola di psicoterapia. Questa discriminazione è esplosa esponenzialmente, dal mio punto di vista, durante il covid. Con il bonus psicologo si è sancito il più grande paradosso della nostra professione: il sostegno psicologico di breve durata (unico campo d’azione concesso agli psicologi non psicoterapauti da parte dei fautori del modello psicoterapeuticocentrico) con il bonus psicologo può essere erogato esclusivamente da psicologi psicoterapeuti. Da lì in avanti le istituzioni che governano la nostra professione mi sono sembrate sempre più interessate a favorire coloro che investono economicamente nella formazione delle scuole di psicoterapia.
Vista l’enorme quantità di colleghi che seguono il gruppo PNP, alcuni in posizioni di prestigio nella politica professionale, ho chiesto ad Enrico di poter fare insieme qualcosa di concreto per tutti i colleghi.
Avevo già in mente alcuni validi colleghi all’interno del gruppo di intervisione da coinvolgere ed infatti hanno risposto tutti e 4 con entusiasmo al mio appello. Siamo partiti in 5, ci riunivamo tutte le settimane per definire i confini entro cui ci sembrava importante esserci, gli ambiti in cui avremmo potuto portare un contributo professionale e far sentire la nostra voce. Abbiamo scritto il nostro Manifesto, l’abbiamo condiviso con un gruppo più ampio di colleghi interessati e il passo successivo è stato fondare l’associazione.
Voglio spendere delle parole per dire ai miei più stretti compagni di viaggio, con i quali sono arrivata alla Meta che: senza Enrico Rizzo ed il suo decennale lavoro e la sua caparbietà affettuosa non avrei potuto incontrare nessuno di loro, e senza Marta e Simone il progetto non avrebbe avuto le necessarie vitalità, correttezza, chiarezza e precisione per resistere agli ostacoli e alla stanchezza. Anche se Gioia ci ha salutati ad un passo dalla nascita della struttura associativa, fino a quel momento non ha lesinato energie per il progetto più ampio ed ancora oggi ci dà una mano. Grazie Gioia. Voglio ringraziare Maria, Federica e Claudio per aver creduto in noi ed aver reso possibile la fondazione dell’associazione.
Abbiamo in 4 tenuto comunque accesi la passione, il coraggio, la sensibilità, lo studio e la determinazione. Abbiamo individuato un’angolatura ben precisa: come associazione stiamo in una posizione intermedia tra i protagonisti della scena politica professionale e gli psicologi che quotidianamente svolgono la professione. Abbiamo fatto questo mantenendo uno sguardo neutro che non prevede uno schieramento volto ad assumere posizioni di governance. Stiamo facilitando l’avvicinamento dei colleghi alla vita sociale e politica della professione e invitando i politici in questo campo intermedio di dialogo. Il nostro modo di fare cultura avviene attraverso la corretta informazione, la sottolineatura delle discriminazioni e la formazione. Per fare questo abbiamo invitato le associazioni politiche, gli esperti di cultura politica professionale. Molti interlocutori e sostenitori hanno risposto con entusiasmo ai nostri inviti e questo significa che siamo nella giusta direzione, che abbiamo già dimostrato credibilità e competenza e che una realtà associativa come la nostra mancava.
Un grazie speciale ai colleghi che ci seguono numerosi e ci sostengono.
Io credo assolutamente nello spirito creativo del gruppo e della comunità! Il gruppo è qualcosa di più che la somma dei suoi partecipanti e uniti possiamo moltiplicare le possibilità.”
Ora la parola a Marta Marcellini, l’anima più giovane del gruppo; il suo contributo, ben più ricco delle sole funzioni formali, è fondamentale per il nostro team.

Marta Marcellini – Segretaria MetaPsi
“Per spiegare i motivi per cui ho deciso di prendere attivamente parte a questa Associazione e anche l’entusiasmo e la gratitudine che sento, è necessario raccontare brevemente la mia esperienza personale e professionale a partire dagli anni dell’Università.
In quel periodo ho cominciato a chiedermi quale sarebbe stato il mio futuro, quali potessero essere gli sbocchi lavorativi e quindi le scelte che si prospettavano davanti a noi studentesse e studenti di Psicologia, una volta conseguita la laurea. Le informazioni forniteci da docenti e corsi curriculari erano poche, vaghe e non esaustive. In quegli stessi anni, all’interno della facoltà, vengono promosse numerose iniziative di orientamento in cui alcune Scuole di Specializzazione in Psicoterapia del territorio presentavano i loro approcci e le loro proposte formative. La conclusione che traggo, insieme alle compagne e ai compagni di corso con cui capitava spesso di confrontarsi e condividere dubbi e perplessità, è che iscriversi ad una Scuola di Psicoterapia fosse l’unica (o quantomeno la migliore) opzione possibile per acquisire le competenze necessarie per lavorare nell’ambito della psicologia clinica, e che altrimenti ci saremmo solo potute occupare di altri ambiti della psicologia, come la psicologia del lavoro o la psicologia sociale.
Una volta conseguita la laurea e l’abilitazione alla professione, cresce la mia consapevolezza riguardo al percorso lavorativo che avrei voluto intraprendere, ovvero la carriera di psicologa clinica e di sostegno. Nonostante sentissi la necessità di acquisire maggiori competenze, la scelta di iscrivermi ad una Scuola di Specializzazione non era per me sostenibile. Prima di rinunciare definitivamente alla mia aspirazione, decido di fare una ricerca più approfondita per capire se davvero non ci fossero altre alternative. E’ a questo punto che scopro l’esistenza del gruppo Facebook Psicologi non psicoterapeuti, creato dal collega Enrico Rizzo, in cui trovo una comunità nutrita di colleghi e colleghe che si scambiava esperienze e condivideva riflessioni riguardo alla nostra professione. Grazie alla grande quantità di informazioni ricavate dalle discussioni all’interno del gruppo, riesco finalmente a orientarmi e a venire a conoscenza dell’esistenza di numerose opportunità formative, nonché delle normative e della legislazione che disciplina la nostra professione e i possibili ambiti di intervento.
Durante il periodo di formazione post laurea e le successive fasi di avvio della professione ho incontrato poi numerose colleghe e colleghi che hanno sostenuto la mia scelta di carriera, ma probabilmente se non fossi entrata in contatto con il gruppo PNP non avrei mai preso questa decisione e avrei intrapreso, mio malgrado, qualche altro percorso. Ci tengo quindi a ringraziare Enrico per due ragioni: in primo luogo per il prezioso lavoro che ha portato avanti negli anni per fare corretta informazione e divulgazione e sostenere il ruolo terapeutico dello psicologo; in secondo luogo per aver creato un gruppo di intervisione, che è stato e continua ad essere un prezioso strumento di confronto e di crescita, e all’interno del quale è nato il progetto Metapsi.
Ci tengo a ringraziare anche Elisabetta, ideatrice del progetto, per avermi coinvolta fin dall’inizio, Simone, per la sua collaborazione sempre stimolante, e Gioia, con cui abbiamo fatto un primo pezzo di strada insieme ma che ancora ci sostiene in un ruolo diverso.
Sono orgogliosa di far parte dell’Associazione Metapsi e spero che quello che riusciremo a fare, portando avanti il lavoro iniziato da Enrico, potrà servire ad altr* futur* psicolog* che come me potrebbero avere difficoltà ad affacciarsi a questa bellissima professione, ma anche a chi già lavora, che ogni tanto potrebbe sentire un po’ di solitudine e il bisogno di qualche forma di supporto. Il nostro fine ultimo è la divulgazione di informazioni corrette e verificabili riguardo alla professione di Psicologo e la creazione di una rete di professioniste e professionisti che dialogano e collaborano, nel rispetto del nostro codice deontologico e del nostro importante ruolo all’interno della società.”
Ultimo, ma non per importanza, Simone Gioia, vicepresidente MetaPsi APS. La precisione e la passione dei suoi approfondimenti culturali sono per noi motivo di grande orgoglio.

Simone Gioia – Vicepresidente MetaPsi
“Ho abitato per anni le vaste periferie della nostra professione, attraversando le dimensioni liminali della disabilità, della formazione, dell’orientamento, e innumerevoli altre. Una messe disparata di esperienze e competenze si depositava nel solco scavato da una acuminata dialettica interiore, tra la sistole del rigore scientifico e la diastole del mistero esistenziale. Un ineludibile tensione innata tra logos e psiche aveva impresso anzitempo il calco del professionista che sarei diventato, orientandomi infine all’orizzonte della clinica. Mi incamminai dunque sull’erto sentiero che conduce all’Altro, accumulando studio, analisi personale, ed esperienza umana. Ma una faglia inaspettata sbarrava la meta: una trincea scavata dai miei stessi colleghi, con il fango sulle mani e lo sdegno tra i denti. Finora avevo conosciuto solo confini professionali permeabili e porosi, con gerarchie fluidificate in sinergie trasversali, ed ora mi sentivo spaesato, con una identità di Psicologo menomata.
Nel crogiolo incandescente dei social riecheggia una narrazione faziosa e incessante, per quanto minoritaria, che vorrebbe mutilare e dividere l’intera comunità. Una meschina diatriba sintomo però di una tara carsica: un’identità professionale derivativa e frammentata, immemore e miope, parcellizzata in orticelli frattali in nome di campanilismi e cannibalismi.
Eppure dovremmo essere professionisti della complessità, della parola, della relazione. Sanitari per paterna ascendenza prima che per legge, eredi del regno ipogeo delle Madri: ci muoviamo nel campo elusivo della soggettività, dove curiamo e ci prendiamo cura.
In una società sempre più divisiva e atomizzata è ancora possibile emergere da un ripiegamento egocentrico fino a una visione sovrapersonale? Ho trovato risposta nell’incontro umano e professionale con colleghi con i quali condividere il sudore della pratica quotidiana, e in seguito una visione corale di comunità, e l’impegno civile di realizzarla. È stata la nascita del progetto MetaPsi.
MetaPsi sorge a sostegno di tutti quei colleghi quotidianamente delegittimati nel proprio operato clinico, illegittimamente espropriati delle proprie funzioni terapeutiche e di cura. Questa ferita profonda e infetta debilita l’intera categoria, e MetaPsi è in prima linea per contribuire a sanarla. Una priorità che si inserisce in una visione più ampia della comunità professionale, la cui valorizzazione è il movente sotteso fondamentale, in un’ottica di colleganza e pluralismo.
MetaPsi si propone come testa di ponte di una narrazione inclusiva, dialettica, votata all’intera comunità professionale, che ne promuova la pluralità e le innumerevoli traiettorie formative, e ne argini le derive divisive e discriminatorie. MetaPsi è un lavoro di tessitura: di colleganza, di connessioni umane, di rapporti istituzionali, di conoscenza condivisa, di memoria storica, di cultura professionale, di consapevolezza della categoria.
Vogliamo prenderci cura della nostra identità professionale, con un dialogo rispettoso e dignitoso ma integerrimo tra colleghi, istituzioni, e cittadinanza. Vogliamo ricordare che siamo una comunità proteiforme, vitale e relazionale, e che siamo innanzitutto Psicologi.”
Avete conosciuto quattro personalità diverse, con storie uniche e percorsi formativi e professionali variegati. In questa varietà risiede la forza di MetaPsi: trasmettere e valorizzare la ricchezza delle differenze individuali è una caratteristica fondamentale di questo progetto. Lo spirito creativo del nostro gruppo evolverà accogliendo i contributi di tutte le persone che vorranno collaborare con noi, in un clima di dialogo e confronto rispettoso all’interno della più ampia comunità professionale. Il nostro auspicio è quello di promuovere una rinnovata ed autentica narrazione della storia della psicologia e di chi la pratica: una nuova identità per la nostra professione in cui riconoscerci come colleghe e colleghi con pari diritti e pari doveri, indipendentemente dalle scelte formative e professionali.
Se vi siete ritrovate e ritrovati nei nostri racconti e nei valori che ci animano, vi invitiamo a esplorare il nostro sito e a continuare a seguirci.
Cordialmente,
Elisabetta Gabriele
