Quando si parla di riabilitazione, molte persone pensano subito al recupero motorio o fisico. L’OMS, però, propone una visione molto più ampia. Definisce infatti la riabilitazione come un servizio sanitario per le persone che sperimentano un calo del funzionamento a causa di malattia, lesione, chirurgia, disabilità o età, e come un insieme di interventi pensati per ottimizzare il funzionamento e ridurre la disabilità nel rapporto tra la persona e il suo ambiente. Il punto centrale, quindi, non è il tipo di tecnica usata, ma il recupero, il mantenimento o il miglioramento del funzionamento nella vita concreta. (who.int)

Se questa è la cornice generale, allora parlare di riabilitazione psicologica secondo l’OMS è legittimo, a una condizione: usare questa espressione in modo preciso. L’OMS, nelle sue pagine più recenti, usa soprattutto i termini rehabilitation, mental health conditions e, in ambito comunitario, anche psychosocial rehabilitation. Non costruisce sempre una definizione separata e autonoma con l’etichetta “psychological rehabilitation”, ma afferma chiaramente che la riabilitazione riguarda anche le condizioni di salute mentale e che tra i professionisti coinvolti possono esserci anche gli psicologi clinici. Per questo, l’espressione “riabilitazione psicologica” può essere usata come sintesi fedele della prospettiva OMS quando il bisogno riabilitativo riguarda il funzionamento mentale, emotivo, relazionale e psicosociale della persona. (who.int)

Il cuore della riabilitazione: il funzionamento

Il centro della prospettiva OMS è il funzionamento. La riabilitazione, infatti, interviene quando una condizione di salute limita ciò che una persona riesce a fare nella vita quotidiana. L’OMS spiega che essa aiuta le persone a essere quanto più possibile indipendenti nelle attività quotidiane e a partecipare all’istruzione, al lavoro, alla vita familiare, alla ricreazione e ai ruoli di vita significativi. Questo significa che, anche in ambito psicologico, il problema non è soltanto la presenza di un sintomo o di una diagnosi, ma il modo in cui quella condizione compromette autonomia, partecipazione, iniziativa, relazione, adattamento e qualità della vita. (who.int)

Per questo motivo la riabilitazione, secondo l’OMS, non va confusa con un intervento marginale o residuale. Non è qualcosa da fare solo alla fine, né qualcosa che riguarda solo i casi gravissimi. È invece una parte importante della copertura sanitaria universale e amplia il focus della salute oltre la sola prevenzione e la sola cura in senso stretto, proprio perché mira a far sì che la persona possa continuare a vivere in modo il più possibile indipendente e significativo. (who.int)

Quando la riabilitazione riguarda la salute mentale

L’OMS include espressamente tra le condizioni che possono beneficiare della riabilitazione anche le mental health conditions. Questa indicazione è molto importante, perché colloca senza ambiguità la salute mentale dentro il perimetro della riabilitazione. Inoltre, nella sua scheda sulla salute mentale, l’OMS chiarisce che le condizioni di salute mentale comprendono i disturbi mentali, le disabilità psicosociali e altri stati mentali associati a distress significativo, compromissione del funzionamento o rischio di autolesione. In altre parole, il bisogno riabilitativo emerge quando una condizione mentale riduce concretamente il funzionamento della persona. (who.int)

Da questa impostazione deriva una conseguenza molto chiara: in presenza di psicopatologia o di altre condizioni di salute mentale, la riabilitazione non guarda solo al nome del disturbo, ma soprattutto a ciò che quella condizione produce nella vita reale. Se una persona fatica a lavorare, a studiare, a mantenere relazioni, a regolare le emozioni, a prendersi cura di sé, a sostenere i propri ruoli sociali o a partecipare alla vita quotidiana, allora esiste un problema di funzionamento. Ed è proprio qui che la prospettiva riabilitativa, secondo l’OMS, diventa pienamente pertinente. (who.int)

Quali interventi rientrano nella riabilitazione in ambito mentale

L’OMS non lascia questo discorso nel vago, ma fornisce anche esempi concreti. Tra gli esempi di riabilitazione indica le psychological therapies per una persona con distress emotivo dopo una lesione midollare e il social skills training per persone con schizofrenia, disturbi dello spettro autistico o disturbi della disabilità intellettiva. Questo passaggio è decisivo, perché mostra che, nella prospettiva OMS, anche interventi di natura psicologica e relazionale possono rientrare in un percorso riabilitativo quando servono a migliorare il funzionamento della persona. (who.int)

La stessa OMS, nelle pagine sulla salute mentale, aggiunge che le psychological interventions, chiamate anche trattamenti psicologici o counselling psicologico, possono essere molto efficaci per molte condizioni di salute mentale, in particolare depressione e ansia, e che possono essere integrate in contesti sanitari, di protezione e comunitari, insieme ad altre forme di supporto alla salute mentale. Questo rafforza un’idea importante: l’intervento psicologico può essere uno degli strumenti usati dentro un progetto più ampio di riabilitazione quando lo scopo è migliorare funzionamento, autonomia e partecipazione. (who.int)

Riabilitazione psicologica non vuol dire solo psicoterapia

Qui conviene essere molto precisi. Alla luce delle fonti OMS, non è corretto dire che la riabilitazione psicologica coincida semplicemente con la psicoterapia. Le fonti OMS distinguono infatti il piano della rehabilitation, che ha come baricentro il funzionamento e la riduzione della disabilità, dal piano delle psychological interventions, che sono invece strumenti clinici di trattamento psicologico. Le due cose possono sovrapporsi e integrarsi, ma non coincidono. Una psicoterapia o un trattamento psicologico può entrare dentro un percorso riabilitativo; tuttavia la riabilitazione ha un obiettivo più ampio, che riguarda il modo in cui la persona torna a vivere, partecipare, lavorare, studiare, comunicare e abitare il proprio ambiente. (who.int)

In questo senso, la riabilitazione psicologica secondo l’OMS può essere compresa come l’insieme degli interventi sanitari e psicosociali finalizzati a ridurre l’impatto funzionale di una condizione mentale sulla vita della persona. Non guarda solo al sintomo, ma anche alla capacità di stare nelle relazioni, di sostenere i compiti quotidiani, di recuperare ruoli di vita, di rafforzare adattamento e autonomia, di abitare meglio i propri contesti di vita. Questa è una formulazione interpretativa, ma è pienamente coerente con la definizione OMS di riabilitazione e con l’inclusione esplicita delle condizioni di salute mentale nel suo campo di applicazione. (who.int)

Un lavoro personalizzato e spesso multidisciplinare

L’OMS chiarisce anche che non esiste un unico setting per la riabilitazione. Essa può essere svolta in ospedale, in centri specialistici, in ambulatori, a scuola e a domicilio. Inoltre, può richiedere la collaborazione di più professionisti, e tra i professionisti riabilitativi più comuni l’OMS include anche gli psicologi clinici. Questo dato è importante perché conferma che la riabilitazione, anche quando riguarda la salute mentale, non è chiusa in un solo luogo né affidata a un solo tipo di intervento. È un progetto costruito attorno ai bisogni reali della persona. (who.int)

La stessa pagina OMS spiega che il programma riabilitativo dipende dalla situazione specifica della persona: si parte da una valutazione del livello di funzionamento e delle cause sottostanti, si definiscono insieme gli obiettivi, e poi si scelgono tipo di intervento, intensità e durata più adatti. Questa logica vale perfettamente anche in ambito psicologico: non esiste una formula unica valida per tutti, ma un lavoro clinico e riabilitativo che deve essere calibrato sul profilo funzionale, sui limiti, sulle risorse e sui contesti di vita della persona. (who.int)

Conclusione

Secondo l’OMS, la riabilitazione è un servizio sanitario e un insieme di interventi orientati a ottimizzare il funzionamento e ridurre la disabilità. Quando questo paradigma viene applicato alle condizioni di salute mentale, si può parlare in modo corretto di riabilitazione psicologica come di una presa in carico finalizzata a migliorare il funzionamento mentale, emotivo, relazionale e psicosociale della persona. Non si tratta semplicemente di “fare psicoterapia”, né di trattare solo un sintomo. Si tratta di aiutare la persona a recuperare, mantenere o migliorare la propria possibilità concreta di vivere, scegliere, partecipare, lavorare, stare in relazione e svolgere ruoli di vita significativi. È questo, in fondo, il nucleo più forte della prospettiva OMS: riportare al centro non solo la malattia, ma la vita concreta della persona e il suo funzionamento nel mondo. (who.int)

Fonti

OMS, Rehabilitation – Questions and answers (30 settembre 2024). (who.int)
OMS, Rehabilitation – Fact sheet (22 aprile 2024). (who.int)
OMS, Rehabilitation – Health topic. (who.int)
OMS, Mental health – Fact sheet (8 ottobre 2025). (who.int)
OMS, Psychological interventions. (who.int)

  • Enrico Rizzo

    Enrico Rizzo è Psicologo della sessualità maschile e Presidente di MetaPsi Aps. Riceve in studio a Palermo e online.

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